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Le Grotte di Equi terme

Nelle grotte di Equi Terme il gigantesco Orso delle caverne: nelle Alpi Apuane in migliaia di anni l’acqua ha scavato un altro mondo

Giovanni Bosi, Equi Terme / Toscana

 

Il gigantesco Orso delle caverne – vissuto da circa 150.000 a 25.000 anni avanti Cristo - ha abitato qui. E non è poco. Oggi il complesso carsico delle grotte di Equi Terme, in Lunigiana, è un avvincente ed irripetibile geoarcheopark: un complesso di interesse carsico, naturalistico, paleontologico ed archeologico. Tra le Alpi Alpuane della Toscana un percorso in grotta con stalattiti, stalagmiti, sale, laghetti pensili. E poi la Tecchia preistorica e la Buca delle Serpi. Nomi suggestivi e curiosi quanto l’irrinunciabile visita…

 

 

(TurismoItaliaNews) Una perla incuneata nel versante della Lunigiana del Parco regionale delle Alpi Apuane. Questa è Equi Terme, borgo del Comune di Fivizzano in provincia di Massa Carrara. E’ una delle tante perle, ad onor del vero, che caratterizzano questo lembo di Toscana insolita, storicamente territorio di cerniera, dove l’acqua da sempre è stata un elemento con cui convivere. Amica, ma spesso anche nemica come documentano le alluvioni di questi ultimi tempi. Ma non c’è dubbio che proprio l’acqua rappresenta la prima ricchezza ambientale in un complicato ecosistema di grande valore naturalistico.


 

Nel 2011 le Alpi Apuane sono state riconosciute dall'Unesco come. Geoparco, cioè patrimonio geologico mondiale grazie a1 particolare interesse geo-minerario. L'elevata biodiversità che caratterizza il territorio si esprime quindi in un contesto anche di unica e ricca geodiversità che rende le Alpi Apuane un ambiente unico al mondo.

Se non si conoscono la storia e l’articolazione di questa zona, quando si arriva ad Equi nulla fa presagire quanto le escursioni consentono di lì a poco di scoprire. Ed è una storia affascinante che rimanda indietro nel tempo di migliaia di anni. Quando si varca l’ingresso delle grotte è come oltrepassare una stargate.


 

La massiccia montagna che a strapiombo grava sull’abitato, nella sua pancia fa scoprire un insieme di vuoti e percorsi che – ai vari livelli – raccontano storie ed imprese diverse: di animali che oggi sono estinti, di esplorazioni, di studiosi tenaci. La valorizzazione turistica così si è inevitabilmente intrecciata con la tutela ambientale e la creazione di un centro di documentazione che spiega, illustra ed emoziona quel che è accaduto da queste parti. Così come quando ci si trova di fronte al gigantesco Orso delle caverne, l’Ursus spelaeus, minaccioso e terrificante con le sue dimensioni inimmaginabili. Una ricostruzione ovviamente, ma a scala naturale grazie alla quantità straordinaria di ossa attribuita a circa 600 individui che hanno frequentato la grotta di Equi nell'arco di alcune migliaia di anni, scomparendo nel massimo dell’ultimo periodo glaciale. Una presenza, questa di Equi, fra le segnalazioni più meridionali nella penisola italiana.


 

Esplorate già dal Settecento, le grotte di Equi sono visitabili dal pubblico con un suggestivo percorso che consente di attraversare cunicoli e sale di grande interesse, impreziosite da colate calcaree, stalattiti, stalagmiti, colonne e altre forme di concrezione calcarea. E fa impressione pensare che la cavità in caso di precipitazioni copiose viene allagata dai corsi d'acqua sotterranei, sino a fuoruscire dall’attuale ingresso delle Grotte per riversarsi nel torrente Fagli. Le grotte sono un affascinante ed esteso sistema carsico ipogeo, modellato in centinaia di migliaia di anni proprio dall’azione dell’acqua che penetrando nelle fratture della roccia, ha formato cavità, cunicoli, vere e proprie sale (dove non è strano imbattersi in performances artistiche contemporanee), stalattiti, stalagmiti, laghetti sotterranei di grande suggestione. All’interno vivono alcune specie di pipistrelli che utilizzano la grotta per trascorrere il letargo invernale e il periodo diurno dei mesi più caldi. Risalendo, dentro la montagna, verso l’alto si arriva ad un terrazzino panoramico da cui si gode un’incredibile vista della gola.


 

Gli esperti spiegano che qui ad Equi è ben rappresentato anche il fenomeno del concrezionamento, che si verifica quando una parte dell’anidride carbonica contenuta nell’acqua viene liberata, diminuendo quella capacità dell’acqua di mantenere disciolto in soluzione il carbonato di calcio, e, di conseguenza, una piccolissima parte di esso viene depositato. La ripetizione di questo fenomeno per lungo tempo porta a depositare anche grandi quantità di carbonato di calcio in quelle che sono conosciute con il termine di concrezioni. Le più comuni concrezioni sono dovute al gocciolamento dell'acqua e si definiscono pendenti (stalattiti, cannule, cortine) o dovute alla caduta dell’acqua (stalagmiti). Altre concrezioni sono dovute allo scorrimento dell’acqua (colate), a fenomeni di capillarità (eccentriche) o a depositi subacquei (pisoliti).


 

Ma qual è l’origine di tutto questo? Il bacino idrogeologico delle sorgenti di Equi Terme non è noto con precisione: ne fanno parte il massiccio del Pisanino e probabilmente anche porzioni delle valli di Orto di Donna e dell'Acqua Bianca, poste oltre lo spartiacque. L’area di alimentazione dovrebbe raggiungere una superficie di 15 kmq, per un percorso lineare e sotterraneo delle acque, fino alla sorgente, di circa 8 km, a coprire un dislivello di quasi 1600 metri.

 

 

Tecchia e Buca dei serpi si diceva. Ma cosa sono esattamente? La Tecchia è un grande antro naturale allo sbocco della valle del torrente Fagli tributario di sinistra del Lucido. Si trova nella parte alta del borgo vecchio di Equi. Il grande interesse suscitato fin dalla sua scoperta nel 1909, è dovuto al ritrovamento di numerose faune tardo-pleistoceniche molte delle quali estinte. In particolare la quantità di ossa di centinaia di Orsi delle caverne che hanno probabilmente abitato la cavità avvicendandosi con i cacciatori neandertaliani; due crani e altri ossi sono stati recuperati anche nello scavo eseguito nel 2012: giacevano a ridosso della parete rocciosa meridionale della grotta, all'interno di un sedimento limoso di apporto eolicolo accumulato in un periodo di clima freddo e arido. Uno del crani, privo della mandibola, era adagiato sulla parte basale; l’altro era appoggiato sui lato destro, con le mascelle serrate e la dentatura intatta. La Tecchia ha infatti assunto l’aspetto di un riparo sottoroccia e gli scavi hanno restituito faune wurmiane e postglaciali come lupo, sciacallo, leone, leopardo, lince, ermellino, marmotta, castoro, stambecco, camoscio...). Ma non sono mancati ritrovamenti riconducibili alla presenza umana nel Paleolitico medio (120.000 – 40.000 anni fa), dell’Età del Bronzo (2.200 – 900 a.C.) e di epoca medievale (XII – XV secolo).


 

 

Sotto la Tecchia si apre la Buca, un sistema articolato di cavità condotti sotterranei di origine carsica, dal quale scaturisce una sorgente perenne, conosciuta sin dall'antichità.


 

La Buca dei serpi è una marmitta dei giganti, una particolare morfologia superficiale che si presenta come una cavità scavata verticalmente nella roccia calcarea: ha una forma grossolanamente cilindrica, con pareti molto levigate e fondo non descrivibile per la presenza di detriti; ha una profondità di 4 metri, diametro maggiore 4 metri, diametro minore 2.5 metri e circonferenza 10.5 metri. Le marmitte dei giganti in genere si sono originate nell'ultimo periodo geologico grazie all’azione di massi che, a livello dei salti e delle strettoie dei torrenti, roteavano a causa del moto turbolento e vorticoso dell'acqua, creando delle cavità che nel tempo si sono ingrandite ed approfondite per effetto dei continui urti. Recentemente si è scoperto nella loro formazione l'intervento del carsismo: si presume infatti che la dissoluzione chimica superficiale abbia preparato inizialmente la cavità, su cui l’azione abrasiva dei ciottoli roteanti ha agito in seguito. Il suo nome locale è probabilmente dovuto alle numerose bisce d'acqua (natrici del collare) che in periodo estivo cadono al suo interno in cerca di acqua e non riescono più a risalire lungo le pareti.

 

 

Tutto questo, insieme a molto altro sul territorio, esercita un’attrazione turistica che sta conoscendo una crescita ed un consolidamento, grazie anche ai diversi attori che operano in questa zona della Lunigiana. "Abbiamo la netta impressione - commenta Giovanna Zurlo, presidente dell'Associazione Operatori Turistici Lunigiana - che la Lunigiana sta diventando competitiva e appetibile per quel mercato turistico che chiede modalità di viaggio 'lente' ed esperienze non scontate e genuine. Gli operatori che abbiamo ospitato in occasione di alcuni educational - prosegue la Zurlo - ci hanno dato un riscontro molto positivo in questo senso, pertanto dobbiamo proseguire in questa direzione, aumentando la capacità di mettere in rete le risorse di qualità del territorio e collaborare tra operatori e istituzioni locali: ricettività, enogastronomia, attrazioni, offerta di attività”.

 


Una mappa di viaggio dentro la storia, la natura e l’ambiente

Il Sistema Museale della Provincia di Massa Carrara rappresenta una mappa di viaggio dentro la storia, la natura e l’ambiente di un territorio che va dai Monti Apuani al mare lungo la direttrice del fiume Magra e della viabilità storica della Francigena. Il viaggiatore può scoprire attraverso i musei della rete un patrimonio materiale ed immateriale che rappresenta la testimonianza della vita e della creatività degli uomini che hanno abitato questo territorio della Lunigiana Storica dalla preistoria ad oggi. Valorizzarlo è compito del sistema e delle sue reti tematiche (archeologia, storia, natura, etnografia, arte) ed ogni museo concorre con la propria creatività e con l’innovazione continua a questo compito.

Per saperne di più www.museimassacarrara.it

 

 

Per saperne di più
www.grottediequi.it
http://operaturluni.blogspot.it
www.lunigianasostenibile.it
www.parcapuane.it
www.turismomassacarrara.it
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Pagina aggiornata il 22/12/2014 da admin
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