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Castello dell'Aquila - Gragnola

Lunigiana: Castello dell’Aquila, il mistero dell’antico cavaliere e l’entusiasmo della moderna castellana

 

 

Giovanni Bosi, Lunigiana / Toscana

 

 

Castellana del XXI secolo in un suggestivo maniero del Trecento in una delle zone più belle della Lunigiana, in Toscana. La signora Gabriella Girardin di Varese con la sua determinazione ed intraprendenza ha ridato nuova vita e nuovo smalto al Castello dell’Aquila, a Gragnola. E’ un capitolo della storia del territorio che si riaccende e che dona al suo verde skyline nuove prospettive. Con un mistero affascinante: quello del cavaliere del Milletrecento ucciso da una freccia scoccata da una balestra che gli si è conficcata in gola…

 

 

 

 

(TurismoItaliaNews) Quando arriviamo al Castello dell’Aquila è già notte fonda, ma la strada che si inerpica tra i boschi del territorio di Fivizzano è dominata dalla silhoutte illuminata dell’antico maniero che la domina da almeno sette secoli. O meglio, che è tornata a dominare dopo un luogo periodo di oblìo che aveva fatto perdere addirittura cognizione della sua consistenza e perfino della sua importanza. Ad accoglierci davanti al pesante portone in legno chiodato che immette nella corte interna c’è Gabriella Girardin, la cui affabilità ci conquista subito. Nel ruolo di novella castellana - in quanto proprietaria della struttura rimessa in sesto con dieci anni di lavoro e una montagna di euro spesi – è perfetta: eleganza, fascino, efficiente nel compito di padrona di casa. Ma quel che colpisce è in realtà la simbiosi che si è instaurata tra lei e il castello. Castello che quando lo ha acquistato era un insieme di detriti sopraffatti dal bosco spontaneo e che dopo battaglie, sacrifici e tanta tenacia spesa nell’operazione, è riuscita a regalare alla valle di Gragnola completamente recuperato.

 


 


 

 

Oggi il Castello dell’Aquila non è solo l’abitazione della signora Gabriella Girardin, ma anche una residenza di charme in cui si può provare l’emozione di soggiornare e pernottare in una delle stanze ricavate nella torre quadrangolare. Il castello in passato è appartenuto al potente casato dei Malaspina e le origini di questo insediamento fortificato sul colle sono da correlare al controllo sui transiti medievali che dal centro Europa raggiungevano Roma, incrociandosi in corrispondenza del nodo viario di Gragnola. “Secondo alcuni storici Gragnola sarebbe Forum Clodi, la località riportata nel più antico ‘atlante stradale europeo’ che la storia ricordi, noto come Tabula Peutingeriana e risalente ai primi secoli dell'alto medioevo” ci spiega la signora Gabriella. “Abbiamo impiegato solo due anni per ripulire ciò che restava del castello da terra, alberi ed erbacce – aggiunge – poi è iniziata l’avventura del restauro in collaborazione con la Soprintendenza ai beni storici e con quella archeologica, che ci hanno seguito passo dopo passo. Sono occorsi dieci anni in tutto per riportare il castello all’originario splendore, compresa la ricostruzione della torre alta quasi 40 metri con le sue stesse pietre, dopo che gli ultimi proprietari avevano deciso di abbatterla utilizzando addirittura la dinamite perché pericolante”.

 

 

 


 

 

Da punto di forza al declino seguendo le sorti dei Malaspina

Il Castello è un grande edificio di forma rettangolare con una spiccata verticalità, destinato alla residenza dei feudatari, con ampi saloni voltati in calcare ed elementi difensivi quali feritoie e notevoli spessori murari, con l’accesso posto ad una quota rialzata rispetto al livello del terreno; in adiacenza alla struttura sorgono altri edifici che completano le nuove necessità residenziali. Con tale struttura i Malaspina di Castel dell’Aquila vollero affermare la propria potenza economica e militare, il torrione è uno dei pochi esempi in Lunigiana di imponenza architettonica. Il declino economico dei Malaspina portò all’abbandono di numerosi castelli in Lunigiana e, tra questi, Castel dell’Aquila ne seguì le sorti. Il lento degrado e i danni subìti a causa del terremoto in Lunigiana degli anni Venti del Novecento, ne determinarono l’abbandono definitivo nei primi decenni del XX secolo.

 

Un’avventura davvero, che la signora Gabriella ha seguito in prima persona: “E’ stata fondamentale la campagna di scavi che abbiamo effettuato a più riprese con l’assistenza di archeologi e di altri esperti come Francesco Mallegni antropologo dell’Università di Pisa e Stefano Ricci paleontologo”. E sì perché quando si mettono le mani su una struttura che affonda le sue origini tra il Due e il Trecento (ma ci sono indizi che lasciano ipotizzare preesistenze ancora più antiche) le sorprese non mancano. Infatti il Castello dell’Aquila è finito in cronaca mondiale per il ritrovamento dello scheletro di un cavaliere del ‘300, sepolto alla base della grande torre dopo essere stato ucciso da un dardo scoccato da una balestra. Forse potrebbe essere stata un’esecuzione e quell’uomo – che aveva sui 35 anni ed era alto 1,70 metri – verosimilmente era un messaggero. La freccia – che sarebbe di fattura lucchese – gli ha abbattuto i denti anteriori superiori e gli ha tranciato il midollo spinale dopo essersi conficcata sulla colonna vertebrale alla base del cranio. Quando casualmente lo scheletro è tornato alla luce, quella freccia era ancora lì. Ne è nato un caso di interesse mondiale e ben tre università hanno studiato questi resti mortali, rivelando una serie di dettagli affascinanti quanto inquietanti. Gli antropologi lo hanno sottoposto al procedimento del carbonio 14 che ha permesso di indicarne l’epoca di riferimento, il Trecento appunto, ma hanno anche svelato che prima di morire aveva mangiato solo delle verdure, che indossava stivaloni, un camicione con una fibbia di bronzo, che era originario del nord – nordest europeo, che era un cavaliere stando all’usura delle ossa, alla testa del femore consumata dall’andare a cavallo e alla muscolatura delle braccia; e che praticamente è morto all’istante. Ma molte altre domande restano ancora senza risposta. Come si chiamava? Perché realmente era arrivato al Castello dell’Aquila? L’uomo, dopo essere stato ucciso, è stato degnamente sepolto. E quando è stato ritrovato (era il 19 febbraio 2004) la signora Gabriella ha chiesto subito la celebrazione di una Messa di suffragio. Scherzosamente, all’uomo è stato affibbiato il nome “Giorgio”: lo scheletro si trova ancora all’Università di Siena ma al Castello dell’Aquila c’è un calco perfetto, in dimensioni reali, che consente di “vederlo” là dove è stato rinvenuto, nella stessa posizione. La suggestione, nel vederlo, è tanta…

 


 

 

 

 

 

 

 

 

La visita del Castello (possibile su richiesta, negli orari previsti) è dunque tutta una scoperta: nel locale che era un seccatoio di castagne c’è l’unico caminetto del Cinquecento che non è stato depredato negli anni di abbandono; si visitano le antiche cucine dove due forni originali ancora funzionano, si entra nella chiesa del Croficisso tornata alla sua funzione religiosa, si apprendono i tanti segreti del maniero (come il pozzo e la cisterna per la raccolta delle acque). Uno stemma posizionato nella parte cinquecentesca ricorda il matrimonio tra Aurante Orsini (cognata di Lorenzo il Magnifico) e il marchese Leonardo Malaspina di Castel dell’Aquila. Qui ogni pietra racconta una storia lunga secoli, a partire dagli interventi effettuati tra il XV e il XVI secolo dai marchesi di Castel dell’Aquila per adeguare le obsolete strutture difensive medievali alle moderne armi da fuoco con la costruzione della cinta esterna, determinando un cambiamento nell’accesso al castello stesso. La signora Gabriella racconta tutto questo e non smetterebbe mai di farlo.

 


 

 

Il valore aggiunto è dato dai 33 ettari di bosco che attorniano il Castello, nei quali si snodano itinerari naturalistici sulle tracce dei sentieri segnati nelle mappe storiche. Tutto questo al centro della verde e lussureggiante terra di Lunigiana toscana che si sviluppa dalle Alpi Apuane ai crinali del Parco dell'Appennino Tosco-Emiliano. La natura incontaminata di questo territorio consente rilassanti e rigeneranti immersion nel verde di estesi boschi di castagni, cerri e faggio, o nelle praterie ricoperte di mirtilli dove è frequente incontrare caprioli e scoiattoli o scorgere nel cielo il volteggiare di falchi, poiane e aquile reali. La storia, da queste parti, si continua a scrivere.

 

 


 

 

 

 

 

Per saperne di più
Castello dell'Aquila
54013 Gragnola (Ms)
Tel. +39 0585-99157; cell. +39 389-1643958
info@castellodellaquila.it
www.castellodellaquila.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pagina aggiornata il 22/12/2014 da admin
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